Fumetti, fumetti, novità, grandi nomi. Sì, tutto molto bello, ma.... da dove hanno origine i fumetti? Ecco un nuovo spazio, che ci accompagnerà mensilmente ricostruendo pian piano una storia del fumetto moderno.

I primi anni del ventesimo secolo furono testimoni del consolidarsi negli Stati Uniti del potere della stampa, iniziato negli ultimi decenni del secolo precedente. Già alla fine del 1890 si contavano più di ventimila pubblicazioni periodiche, di cui più di duemila quotidiani. Nella sola New York si pubblicavano ventiquattro quotidiani, e tra questi c'era chi sfiorava il milione di copie. I giornali ospitavano anche vignette e disegni umoristici, ottimi per quei nuovi americani appena immigrati non ancora in possesso di un lessico adeguato per leggere un intero articolo in inglese. Le nuove tecnologie permettevano i stampare a colori e già nel 1892 il
Chicago Inter Ocean propose un supplemento a colori subito seguito da altri quotidiani. tra questi c'era anche il
New York World, di proprietà di
Joseph Pulitzer, immigrato di origine ungherese che lo aveva rilevato nel 1883. Ideatore dell'omonimo e prestigioso premio giornalistico, Pulitzer fece del
World il prototipo del giornale moderno: titoli forti e aggressivi, notizie sensazionali, servizi e rubriche per tutti i gusti, specie quelli più bassi, e per tutti i tipi di lettori.
Fu così che nel 1895, tra le pagine del supplemento domenicale, fece la sua comparsa un monello brutto, sporco e cattivo, vestito di un camicione prima bianco e poi giallo, su cui erano scritte le sue battute e che gli diede anche il nome:
Yellow Kid. Il ragazzino viveva in un vicolo altrettanto sporco e popolato da una umanità degna del luogo. Fu un successo e il suo autore,
Richard Felton Outcault, divenne una star di prima grandezza, subito contesa dall'altro grande della stampa americana:
William Randolph Hearst.
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