Torna dopo due mesi di assenza il Dossier Cartoni & Censure, già ben noto a chi ci seguiva su Kblog.it lo scorso anno. Per i nuovi arrivati, invece, comunico che è possibile trovare i primi 8 interventi cliccando qui.
La serie di cui andremo a parlare oggi è praticamente inedita da noi, salvo un passaggio televisivo su IT Television (satellitare di Mediaset), anche a causa di tutta una serie di problematiche di doppiaggio. 
L'anime
Clamp Detectives, composto da 26 episodi, è tratto da uno dei primi manga del famoso gruppo di autrici giapponesi
CLAMP. Nokoru, Souh e Akira sono tre brillanti studenti del Clamp Campus, un istituto scolastico che ospita alunni dotati di grande intelligenza. Il campus, dotato di banche, ospedale, negozi e di un sofisticato sistema di sicurezza, è simile a una piccola cittadina abitata esclusivamente da geni. Nokoru, presidente del comitato studentesco della scuola elementare, è il fondatore del "Clamp Campus Detectives", un'associazione in difesa delle ragazze in difficoltà. Con lui, Suoh, discendente di un'importante famiglia di lottatori ninja, sua guardia del corpo personale, e il piccolo Akira, dal passato oscuro e misterioso. Loro compito è quello di indagare su piccole ingiustizie che avvengono nella città, ma anche aiutare le anziane signore in difficoltà o le ragazze alle prese con i primi problemi di cuore, e ogni episodio propone un caso differente. Spesso paragonato a Detective Conan, è in effetti una serie animata indirizzata a un pubblico di giovanissimi, resa ancora più infantile dall'adattamento italiano....
Era il 1999, e a Cologno Monzese si lavorava all'adattamento di Clamp Detectives, un anime tra il serio e il faceto, con molti richiami alle altre opere del gruppo CLAMP (lo stesso di Magic Knight Rayearth e Card Captor Sakura). La commedia, ironica, irriverente e travolgente, era finalmente arrivata in Italia nella sua versione animata. Peccato che nessuno dei responsabili dell'edizione nostrana riuscì a capire le intenzioni delle autrici. La traduzione fu affidata a una giovanissima esordiente, l'adattamento a un attempato signore che poi andò in pensione e la direzione fu l'ultima nella carriera di Lidia Costanzo. Un vero e proprio delirio, che ha portato ad avere molti episodi incompleti. Nella totale confusione il doppiaggio fu chiuso frettolosamente, senza che nessuno degli addetti ai lavori avesse mai compreso appieno la trama dell'opera.
Nel 1999 il controllo e l'adattamento dei cartoni animati, sino allora nelle mani di
Alessandra
Valeri Manera (coadiuvata da
Nicola Bartolini Carrassi e
Gianmarco Cecconi), cominciò a farsi meno pressante. Da lì a poco, dopo 21 anni di carriera, la Valeri Manera avrebbe lasciato le reti Mediaset, e così i suoi protetti. Fu così che la serie giunse negli studi di doppiaggio in un momento di anarchia totale. Mentre i precedenti prodotti erano stati sottoposti a un pre-trattamento affinchè le maestranze potessero sapere qualcosa di più della storia, avendo a disposizione una guida per poter meglio tradurre, adattare e doppiare, la serie fu lasciata allo sbando. Un paradoss: dopo anni di adattamenti, tagli e censure, la mancata lavorazione preventiva di un titolo giapponese era il chiaro segno di vicissitudini interne. La stessa sorte toccò a
Kodomo no Omocha (
Rossana, in cui tutti i fan ricordano l'imbarazzante adattamento dell'episodio in cui la protagonista ritrova la madre che anni prima l'aveva abbandonata in fasce) e a
Nurse Angel Ririka (adattata così bene da essere a tutt'oggi inedita).

Destino volle che dopo un proino fossero scelti come doppiatori dei protagonisti Davide Garbolino (orfano del ruolo di conduttore di Ciao Ciao), Nicola Bartolini Carrassi e Francesco Orlando. A metà serie i primi due, a prova di come la situazione stesse degenerando, chiesero alla casa di doppiaggio di rimuovere i propri nomi dai titoli di coda. Ma che stava accadendo in sala di incisione? Prima di tutto era impossibile, per i doppiatori, capire qualcosa della trama che stavano interpretando. Capitò ad esempio un episodio in cui il nemico di turno, colpevole di tenere la città sotto riscatto, era un misterioso "barone". A questi si faceva riferimento in tutti i dialoghi: "Chi sarà il misterioso barone?", "Può essere stato solo il barone!", ecc. Così per tutta la puntata fino alla scena finale. All'esclamazione "Guardate, il barone!" ecco entrare in campo...... un pallone aerostatico. Sarebbe stato logico dedurre che a bordo del velivolo stesse il fantomatico barone, ma non era così. Il pallone aerostatico non aveva a bordo alcun nobiluomo.

Il copione dell'episodio - tradotto dal giapponese all'inglese prima di essere spedito in Italia - conteneva il termine "barron", ovvero il sostantivo inglese "balloon" erroneamente traslitterato dal katakana "baruon". Chi tradusse dall'inglese all'italiano, riportò "barone" ogni volta che avrebbe dovuto scrivere "pallone aerostatico" e l'adattatore, trovandosi per le mani una storia quanto meno sconclusionata, cercò di darle un senso. Come non bastasse, nessuno controllò il copione e nessuno si accorse del disastroso finale. Fu così che i doppiatori e la direttrice del doppiaggio ormai in rivolta si rifiutarono di procedere con la lavorazione. Non furono ascolati e l'episodio non fu mai completato nel suo doppiaggio, ma terminato con frasi campionate e riciclate da episodi precedenti....